#12 – Familiarità e ricerca di conferme

Hai mai sentito parlare di “home bias”?
Si tratta di una trappola mentale che spinge le persone ad affidarsi ciecamente solo a quelle cose che riconoscono come familiari.
Qualche esempio:
• Se tutti i giorni si fa la stessa strada per tornare dall’ufficio a casa, difficilmente ne prenderemo un’altra, sconosciuta, anche se potrebbe farci risparmiare del tempo;
• Se per anni abbiamo acquistato iPhone, difficilmente potremmo pensare di scegliere un altro sistema operativo.
Ovviamente sono alcuni esempi, molto semplici, banali e privi di rischio.
In questo caso, l’home bias trasferisce proprio quel senso di sicurezza che ci pervade quando le decisioni che prendiamo ci fanno “sentire a casa”.
Ma il problema sorge quando le nostre decisioni familiari rischiano di compromettere una situazione. È il caso, per esempio, di alcuni investitori che allontanano la paura di sbagliare confidando in qualcosa che percepiscono come noto e certo.
Ti faccio un esempio: è il caso di chi sceglie di investire solo nel proprio paese perché si sente legato al territorio. Ma non associa questa scelta ad altre valutazioni di tipo tecnico.
Perché?
Perché è convinto di avere maggiore padronanza e consapevolezza dell’investimento rispetto a una situazione a lui ignota: investire, per esempio, in società estere.
È un po’ come un golfista che gioca sempre nello stesso club e conosce le buche a memoria.
Per giocare inserisce il pilota automatico, tende a tirare senza fare troppe valutazioni e sottovalutando le complessità del contesto.
Ma davvero quel campo è meno rischioso?
Voglio parlarti meglio di “familiarità” nella prossima puntata del podcast #Birdie, la numero 12.
Ho avuto una conversazione incredibile con Matteo Delpodio, un golfista professionista che non ha mai ceduto al richiamo della familiarità.

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